sabato, settembre 09, 2006

Asilo di via dei Sanniti: dure critiche al Comune dalla Flc-Cgil

MATERA - "L’Amministrazione Comunale di Matera tende a sottrarre spazi alla Scuola Pubblica per destinarli ad un 'soggetto privato' impegnato a svolgere attività di asilo nido". L'accusa, forte, è rivolta dalla sezione locale della Flc-Cgil, a proposito della protesta delle insegnanti e dei genitori dei bambini che frequentano la scuola materna statale di via dei Sanniti, nel quartiere Serra Rifusa, sollevata qualche giorno fa proprio ai nostri microfoni. Nella struttura, "Lo Scarabocchio", un nido privato due anni fa regolarmente autorizzato ad occupare alcuni spazi inutilizzati, si starebbe allargando, richiedendo ulteriori locali utilizzati già dal servizio pubblico, nonostante l'opposizione della dirigenza scolastica. Un fatto che ha spinto il sindacato dei lavoratori della conoscenza di Cgil ad esprimere solidarietà a colleghi e genitori, ed a rilevare, in una città che a detta del sindaco punta ad innalzare la qualità dei servizi, una pericolosa deregolazione, che rischia di provocare una “strana competizione privata”, che fonda la propria sopravvivenza sul “pubblico disponibile”, in un settore delicato quale quello dell’infanzia. Gli sprechi nella macchina comunale, prosegue la Flp-Cgil, sono una realtà, ma un'azione preventiva sulle scuole pubbliche, senza attendere gli esiti di una ricognizione degli spazi inutilizzati al loro interno, va contro il ruolo fondante della pubblica istruzione, ovvero quello di formare il cittadino. Per questo, il sindacato ha chiesto al Sindaco di intervenire urgentemente per riportare la situazione alla normalità, e di convocare un incontro in cui affrontarla con tutte le componenti, Assessore alla Pubblica Istruzione, Assessore alle politiche sociali, il Dirigente scolastico, il Presidente del Consiglio d’istituto e i sindacati. Sorprendentemente immediata è stata la risposta del Sindaco Porcari e dell'assessore alla Pubblica Istruzione, Nicola Montemurro, che, condividendo lo spirito di concertazione espresso nel comunicato, hanno spiegato che esiste una delibera di incarico al dirigente competente per valutare la possibilità di utilizzare gli spazi liberi all’interno dei complessi scolastici e che è stata effettuata una ricognizione sugli immobili che, in un imprecisato futuro, sarà portata all’esame delle commissioni competenti. Quanto agli spazi del plesso di via dei Sanniti, Porcari e Montemurro hanno parlato di un procedimento non ancora concluso in quanto la proposta è al vaglio delle commissioni consiliari e dell’amministrazione. Le conclusioni delle commissioni, a quanto pare, saranno poi sottoposte ai fruitori diretti dei servizi concentrati nel plesso scolastico per condividere le scelte che l’amministrazione adotterà nell’interesse generale. Genitori ed insegnanti, intanto, attendono con impazienza una soluzione coerente, annunciando, in caso contrario, forti mobilitazioni contro il Comune e l'occupazione della scuola.


Sergio Palomba

venerdì, settembre 08, 2006

I nuovi censori


MELLITTO (Bari) - Un grosso incidente su una statale, un morto, oltre 70 feriti. Un camion a rimorchio, per un'avaria al gancio di traino, sbanda mentre percorre un cavalcavia e precipita, oltre il guardrail, sui binari sottostanti mentre sopraggiunge un treno con a bordo 90 passeggeri. Lo scenario è quello della S.S. 96, che collega Altamura a Bari, all'altezza di Mellitto, frazione di Grumo Appula a pochi chilometri da Bari. Lo schianto, fatale per l'autista del camion, un cittadino marocchino residente a Gravina, avviene alle 9.18, trentatrè minuti prima il treno era partito da Matera alla volta di Bari. A salvare i passeggeri delle due locomotive è la prontezza di riflessi del macchinista nell'attivare il freno di emergenza. La statale rimane chiusa per oltre sette ore, la tratta ferroviaria tornerà percorribile soltanto lunedì prossimo. Questo è quello che posso raccontarvi grazie alle testimonianze di persone gentili incontrate a circa un chilometro dal luogo dell'incidente un'oretta dopo. Sul punto esatto dello schianto non sono riuscito ad arrivarci ed insieme a me non ci è riuscito neanche il cameraman che mi accompagnava. Ad un giornalista, regolarmente iscritto ad un ordine professionale, è stato negato di accedere allo scenario di una cronaca salita alla ribalta nazionale e di documentare, con le immagini per un servizio televisivo, quanto accaduto. I nuovi censori, amici, vestono la divisa da "Carabiniere", in questo caso due non meglio identificati militari di una non meglio identificata stazione del Comando Provinciale di Bari. La loro arma, ancor prima del revolver, è l'arroganza, cui segue a ruota l'abuso di potere. A volte, come in questo caso, anche la discriminazione, con cui spesso un giovane giornalista che lavora per una piccola emittente televisiva locale, si trova a fare i conti rispetto alle "corsie preferenziali" accordate a colleghi impiegati in testate maggiormente note. Con un tono di voce piuttosto scostante, nel primo caso, e prepotente, nel secondo, a chi spetta il diritto di cronaca ed il diritto/dovere dell'informazione, tutto questo è stato negato, ed esattamente da coloro che dovrebbero salvaguardarli ulteriormente. L'Assostampa di Basilicata, informata dell'accaduto dal sottoscritto, in un comunicato stampa, ha commentato l'episodio in questo modo:

"L’Associazione della Stampa di Basilicata esprime piena solidarietà ai colleghi di Trm ai quali, oggi, è stato impedito di accedere, con le loro telecamere, sul luogo del tragico incidente che ha coinvolto un camion e un treno delle Fal. Non si capiscono, infatti, le ragioni per le quali è stato interdetto l’accesso alla troupe di Trm, mentre è stato consentito ad altre telecamere. Il diritto di cronaca non deve conoscere confini, né culturali, nè geografici, né favoritismi alcuni. E desta stupore che a minare questo diritto siano stati, in questa circostanza, coloro che dovrebbero difenderlo".

Il sindacato ha fatto la sua. Sarà ora la legge a fare il resto. Parola d'onore.


Sergio Palomba

(foto Ansa)

mercoledì, settembre 06, 2006

Radici nel cemento in via Castello

Legambiente materana, ieri, ha denunciato "i rischi di depauperamento del patrimonio arboreo di via Castello, dopo la realizzazione di lavori finalizzati a rimuovere meccanicamente le radici di alberi di pino che avevano alterato la sede stradale: l'impresa ha di fatto tranciato l'apparato radicolare di 20 pini, coprendo successivamente la superficie con cemento e rete elettrosaldata". "Il rischio concreto", ha aggiunto il coordinatore dei volontari di Legambiente, Pio Acito, "è che tra alcuni mesi gli alberi possano cadere, procurando danni a persone e cose. Quello che desta perplessità è la non conoscenza di responsabilità negli interventi, dei quali sembrano non essere a conoscenza né l'assessorato all'ambiente e né quello ai lavori pubblici". Acito, tra l'altro, ha evidenziato che "tutto questo accade in violazione al Regolamento comunale sul verde, che non prevede simili interventi devastanti nei confronti del patrimonio arboreo. Sarebbe bastato", ha concluso, "elevare di alcuni centimetri la sede stradale per evitare la morte sicura di tante piante, che delimitano la collina del Castello Tramontano".


(fonte: ANSA)

Asilo di via dei Sanniti: pubblico o privato?

MATERA - Era il 1981. Serra Rifusa, quartiere di quella che allora era l'estrema periferia nord di Matera, inaugurava, in via dei Sanniti la propria scuola materna statale. Una struttura nuova e decisamente ben tenuta negli anni, tanto da essere ancora oggi una delle migliori della città. Ma il nuovo anno scolastico, che partirà nei prossimi giorni, ha riservato ad insegnanti e genitori dei bambini iscritti una brutta sorpresa. Sull'asilo statale di via dei Sanniti incombe l'ombra del privato, che rischia di ridurre all'osso gli spazi a disposizione per le attività. Tutto comincia nel 2004, quando un nido privato “Lo Scarabocchio” chiede di poter usufruire di alcuni spazi non occupati della struttura, ottenendo parere favorevole dalla direzione scolastica e dagli uffici comunali. Ad un anno dall'insediamento, il privato chiede ancora ulteriori spazi, anche in questo caso accordatigli senza problemi. La convivenza delle due forme di gestione, privata e pubblica, è quasi perfetta fino a quando, nello scorso anno scolastico, “Lo Scarabocchio” torna a chiedere altri spazi, tra cui il salone dell'asilo pubblico, destinato ad attività previste dai programmi d'insegnamento. Il parere della direzione scolastica, questa volta, non è positivo, esattamente come la posizione degli insegnanti e dei genitori, che cominciano a sentirsi sfrattati in casa loro. Il privato, intanto, ha già occupato una parte del giardino pertinente alla struttura. Partono petizioni con cui si raccolgono centinaia di firme, lettere alle forze dell'ordine, all'amministrazione comunale ed alla Procura della Repubblica per scongiurare il pericolo di ulteriori sgraditi allargamenti, peraltro non autorizzati. Il bello, però, arriva qualche giorno fa, quando a rendere ulteriormente pesante l'aria, nell'asilo di via dei Sanniti, è arrivata la notizia di una determina dirigenziale del Comune che, di fatto, darebbe il via libera all'allargamento richiesto dal privato. I genitori dei bambini delle tre sezioni della scuola materna comunale di via dei Sanniti, insomma, hanno perso la pazienza. E contro quella che definiscono una vera e propria ingiustizia sono pronti a reagire duramente, anche con l'occupazione dello stabile. Intanto, la visione che questi genitori hanno della macchina comunale si fa sempre più disillusa, a voler usare un eufemismo. Ancora malaburocrazia? Clientelismo latente? Un incontro che il nuovo direttore dell'asilo di via dei Sanniti avrà a Palazzo di città nelle prossime ore permetterà di fare chiarezza sulla questione che, di certo, non finisce qui.


Sergio Palomba

La balena e i rifiuti

MATERA - “La balena e i rifiuti” non è un racconto di Collodi o di qualche altro scrittore di fiabe per bambini, ma invece la sintesi estrema di una mattinata trascorsa tra la diga e il il centro di stoccaggio rifiuti in zona La Martella. Come mai un simile accostamento? Mi spiego. Circa 2 milioni di anni fa il mezzogiorno d'Italia era ricoperto di acqua, e pesci di svariata natura, compreso la Balena Giuliana, nuotavano liberi per il mediterraneo. Allora per fortuna l'uomo non esisteva ancora, e noi oggi abbiamo ereditato una paesaggio come quello che stamattina la diga ci ha mostrato. Proviamo a pensare a quello che tra un milione di anni lasceremo ai figli dei nostri figli. Come è successo in questi giorni per il ritrovamento della balena qualcuno si imbatterà nel ritrovamento di vasche piene di rifiuti, proprio nei luoghi in cui per decenni ci sono state svariate centinaia di alberi di ulivo, si, proprio quelli che in questi giorni stanno tagliando per l' ampliamento del centro di stoccaggio di rifiuti. E' questo il mondo che vogliamo lasciare ai figli dei nostri figli? Le decisioni sul futuro del nostro pianeta non sono solo nelle mani dei potenti della terra, ma anche nel piccolo, nelle mani di amministrazioni comunali più o meno virtuose. In uno di questi splendidi pomeriggi di fine estate provate a fare una gita alla diga di San Giuliano, e guardate quello che ci hanno lasciato le balene, e poi chiedetevi cosa invece vogliamo lasciare ai figli dei nostri figli.

Viacovo

lunedì, settembre 04, 2006

Il regno dei comignoli













MATERA - Spuntano come funghi si sarebbe detto in altri tempi. Oggi, la giusta locuzione è: “spuntano come comignoli, fasulli”. In un'atmosfera degna dei romanzi fantascientifici di “Urania” o di Dick, le antenne di telefonia mobile, si stanno impossessando della galassia “Matera”, ultimo avamposto felice dell'universo, prima che già l'oscuro tiranno cemento la assoggettasse ai suoi perversi voleri. Le antenne, però, sono subdole, si insinuano sotto mentite spoglie, come i replicanti di “Blade Runner” tra gli umani. La prima invasione, timida ma del tutto evidente, si è verificata tempo fa nella lontana periferia nord di “Matera”, sui resti di una colossale opera incompiuta che gli antenati del “nuovo millennio” usavano chiamare “parco integrato di Serra Rifusa”. Proprio in quelle lande desolate è possibile scorgere la prima roccaforte, nascosta in un comignolo rossastro, attorniato da sofisticati congegni elettronici. Ma l'avanzata dell'esercito delle antenne si è fatta più temibile quando ha cominciato ad avvicinarsi a zone più centrali, ancora una volta travestite da canne fumarie. Due di loro hanno colonizzato uno dei terrazzi della fortezza di piazza degli Olmi. Hanno una estrema capacità camaleontica: si mimetizzano nel paesaggio assumendo le stesse tonalità degli edifici. In pochi sanno quando sia avvenuta la conquista, di certo è stata fulminea ed indolore, almeno per il momento, visto che ancora non si conosce la pericolosità dell'invasore. E dalla postazione di “Agna”, una delle più popolose della galassia “Matera”, non arrivano notizie confortanti: i lavori di installazione di due stazioni radio base che nei mesi scorsi avevano provocato l'insurrezione delle popolazioni indigene, sono ripresi, nonostante non ci siano accordi con l'amministrazione o i cittadini. Il governatore di Matera, Michele Porcari, ha annunciato l'avvio di monitoraggio nell'area di Agna, affidato ad esperti del Dipartimento di ingegneria e fisica dell’ambiente, della Facoltà di ingegneria dell’Università di Basilicata, affinché le antenne non intacchino la qualità della vita della comunità materana. Ma già gli antenati del “nuovo millennio”, nelle cronache del tempo, parlavano di un fantomatico “piano comunale delle antenne, che facesse fronte alle invasioni. Il documento, però, non è ancora stato ritrovato. Ancora non si sa se sia andato perso o non sia addirittura mai stato realizzato.


Sergio Palomba

La piazza delle barriere architettoniche

MATERA - Avrebbe dovuto essere pronta già nei primi giorni di maggio, ma ancora oggi, a quasi otto mesi dall'inizio dei lavori di ripristino, piazza San Francesco d'Assisi, in pieno centro storico, a Matera, resta non del tutto fruibile dalla comunità e per parte di questa non lo sarà facilmente anche a lavori ultimati. Una progettazione ed un cantiere costati all'incirca 300 mila euro, provenienti dai fondi per i progetti integrati di sviluppo urbano, infatti, hanno vistosamente tralasciato un particolare non di poco conto: la piazza San Francesco del nuovo millennio è completamente inaccessibile ai disabili, in barba a tutte le numerose campagne di sensibilizzazione per l'eliminazione delle tristemente note “barriere architettoniche”, manifestazioni purtroppo ancora necessarie per ribadire e far valere i diritti di coloro a cui il destino ha riservato, senza possibilità d'appello, un handicap. Inutile percorrere il perimetro della piazza alla ricerca di rampe o accessi facilitati, anche i più scettici resterebbero delusi, e c'è ben poco da sperare di essere contraddetti: come si è detto infatti, al di là di qualche piccolo dettaglio, i lavori sono praticamente terminati. Nella piazza, resta ancora aperto soltanto il cantiere negli ambienti ipogei, che saranno trasformati in maxi-foyeur dell'auditorium “Gervasio” di piazza del Sedile. Un prestigioso percorso d'accesso alla cultura che per molti, nella città dei Sassi, resta privilegio di pochi, esattamente come la possibilità di fruire di spazi ed aree pubbliche. Per oggi, da Matera, città dei diritti umani, è tutto.


Sergio Palomba

Matera città della pace...dei sensi



LATERZA - A pochi chilometri da Matera... a Laterza, ieri sera c'è stata una serata all'insegna del buon cibo e della musica. Sono i numeri più di ogni altra cosa che possono dare l'idea del grande successo che la manifestazione a riscosso. 10 quintali di carne 15 di focaccia 7 di mozzarelle, per un'afflenza stimata intorno alle 25 mila persone. Quello che dalla sagra è emerso, è l'insegnamento che gli esercenti del pane e della carne laertini hanno tratto dal motto "l'unione fa la forza". Infatti dietro i fornelli, a cuocere la carne c'era la quasi totalità dei macellai laertini, che nel prossimo futuro hanno intenzione di consorziarsi, operazione già fatta invece dai panificatori, che hanno già avviato il progedimento per il riconoscimento del marchio dop al pane di Laterza. La serata si è conclusa con il concerto di Nino D'angelo, un vero e proprio bagno di folla per l'artista partenopeo che, nell'arco di due ore, ha percorso quelli che sono stati i maggiori successi della suo repertorio e cantato gli intramontabili classici napoletani. Quello che mi chiedo e perchè tutto questo è accaduto a pochi Km da Matera e non a Matera. E se Altamura è ormai in Italia la città del pane, Gravina quella dove nascono i Sassi, Matera resta quella della pace... dei sensi!!!!


Vincenzo Iacovone

domenica, settembre 03, 2006

Pattinaggio al buio sul parco del boschetto


MATERA - “E buio fu!...”. A Matera si sovvertono anche i passi della Genesi. Nessuna eresia, per carità, soltanto l'ennesimo caso di gestione approssimata della cosa pubblica, in questo caso, dell'unico polmone verde consegnato nelle mani della città, che peraltro ha gradito il regalo con la stessa sorpresa di un bambino povero al quale, per la prima volta, viene donato un giocattolo: la nuova “pineta comunale”, meglio conosciuta come “parco del boschetto”. Ma a poco meno di due mesi dall'inaugurazione ufficiale, a cui sono seguite polemiche sui primi episodi di vandalismo perpetrati alla struttura, il rinnovato boschetto ha ancora in serbo delle sorprese. La pista di pattinaggio, infatti, della quale in tanti sono stati felici di poter tornare a disporre, da diverso tempo, la sera, è tornata al buio, nonostante agli angoli della superficie siano installati dei lampioni. Ed oltre alla luce, così, si è spento anche il ritrovato entusiasmo, per gli amatori, di prendere i propri pattini o i propri “rollerblades” e fare quattro giri in pista. Un altro impianto sportivo da appaltare? No di certo. Pare che a provocare il buio sia semplicemente un problema relativo all'impianto elettrico. E così, mentre in via Aldo Moro si cerca, senza affanno, un bravo elettricista, ai Materani non resta che riposarsi sui prati del boschetto, interrogandosi sul proprio destino: appendere i pattini al chiodo o no?


Sergio Palomba

sabato, settembre 02, 2006

Souvenir di Matera


MATERA - In alcune case troneggiano fieri sui mobili come oggetti d’arredamento in grado di solleticare le corde del ricordo, di riportare indietro nel tempo, quello passato in viaggio, alla scoperta di paesi nuovi, sulle gondole di Venezia o tra i trulli di Alberobello. Sono i souvenirs, universalmente riconosciuti, simulacri in miniatura di città turistiche e delle loro bellezze. A Matera, da qualche tempo, è possibile acquistarne uno nuovo. Per carità, non stiamo parlando delle solite creazioni in tufo, degli onnipresenti “cucù”, ma di quelle sfere trasparenti da capovolgere per ricoprire di candida neve lo scorcio di un panorama, in questo caso la roccia dell’Idris. Aguzzando la vista, è possibile scorgere addirittura l’accesso alla chiesa omonima e di San Giovanni in Monterrone. Sotto la sfera, a fare da cornice, ci sono i Sassi, minuziosamente rifiniti, per quanto è possibile con dimensioni così ridotte. Un oggetto ben fatto, non c’è che dire, soprattutto se si pensa che per realizzarlo non sono serviti corsi di formazione regionali, nessuna gavetta in laboratori d’arte locali, ma soltanto tanto spirito d’osservazione. Pensate, chi lo ha realizzato non ha neanche chiesto il marchio Doc per definirlo un oggetto di artigianato artistico, non lo ha neanche firmato. Se non fosse per una minuscola targhetta adesiva attaccata sul fondo, non avremmo mai capito che il suo autore, in un sol colpo, ha fatto le scarpe ad una città intera. L’oggetto, reggetevi forte, è stato fabbricato in Cina. Mentre a Matera e nei dintorni ci si mangia la testa su come promuovere e rendere forte il “made in Italy”, qualche altro ci dimostra quanto sia già nerboruto il “made in China”. Chissà se questo misterioso imprenditore con gli occhi a mandorla ha mai visitato la città dei Sassi, se qualcuno lo conosce gli parli, gli spieghi che a Matera ci sono bandi pubblici per promuovere all’esterno l’immagine della città. La prossima volta, se ce ne sarà un’altra, potrebbe parteciparvi, in fondo sono aperti a tutti.


Sergio Palomba

L'altra faccia dei Sassi di Matera


Matera: una delle più ambite location cinematografiche degli ultimi anni grazie ai suoi paesaggi naturali aspri e selvaggi, ai suoi Sassi, gli antichi rioni in tufo che l'hanno resa luogo patrimonio dell'umanità con l'ingresso nell'Unesco nel 1996. Seguendo il link sottostante potrete visionare un servizio giornalistico realizzato da me nel marzo del 2006 nella zona più antica dei Sassi di Matera. Gli ambienti più pregiati, paradossalmente, sono a rischio di crollo. Nella più totale indifferenza delle istituzioni...





Sergio Palomba